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lunedì 28 marzo 2016

Essere fidanzati e avere amici: un connubio possibile?

Salve!
Stasera ho proprio una gran voglia di scrivere un sunto dei discorsi che oggi pomeriggio abbiamo intrapreso io e Mike in macchina, mentre giravamo per Napoli centro, andando così fuori dal discorso "Poesie di periferia".
L'argomento principale è il vivere il fidanzamento anche in compagnia di buone amicizie.
Per chi non lo sapesse, io e Mike siamo persone complete già come individui: abbiamo la nostra personalità, il nostro bagaglio culturale e di esperienze, i nostri sogni, hobby e lavori, nonché la nostra storia e la voglia di gioventù che ci è venuta a mancare per eventi spiacevoli che non auguro nemmeno al mio peggior nemico.
Questo nostro essere completi, a quanto pare, crea difficoltà nelle persone attorno a noi. Mi spiego meglio: noi ci siamo sempre messi a disposizione a parole e a fatti, venendo a prendere e accompagnando le persone fin dentro casa anche ad alcuni km di distanza; inoltre il suddetto bagaglio ci permette di poter affrontare le più disparate discussioni, apprendendo nuove cose o modificando quelle note all'occorrenza, se di fronte a noi abbiamo persone altrettanto aperte al dialogo. In aggiunta a ciò, siamo contenti quando vengono altre persone oltre a quelle invitate personalmente, non siamo trincerati in gruppi né ci è mai passato per la mente di abbandonare le persone single per il loro essere single, casomai il contrario. Se vogliamo dirla tutta, le uscite con persone single sono state anche maggiori delle uscite di coppia.
Infine, io e lui ci poniamo sempre il problema di cosa faranno gli altri nel weekend/festività proprio per poter godere insieme a loro un po' di pausa dal tran tran quotidiano, per vivere e condividere un po' di spensieratezza, e non perché io e Mike da soli non sappiamo campare o perché dipendiamo dagli altri.



Alla luce di quanto appena detto, gruppi e/o coppie, ma anche persone singole, hanno perlopiù i seguenti atteggiamenti nei nostri confronti:

- noi diamo disponibilità a vederci e ad andare loro incontro (sono rari i casi in cui siamo stati in auto altrui), ma il discorso resta lì, appeso in una chat e/o in un incontro fugace dal vivo. Queste stesse persone, però, non esitano a mettere "parteciperò" e a presenziare a eventi altrui. Detto in altre parole, dimenticano che esistiamo pure noi e/o danno per scontato la nostra disponibilità a uscire, come se il nostro divertirci e la nostra stessa vita dipendessero da un loro sì/no. O, cosa peggiore, credono che un sano rapporto si basi su una persona che "prega" per uscire e un'altra che snobba la prima e non su una voglia di crescere insieme e far crescere il rapporto insieme, con impegno da entrambe le parti com'è giusto che sia;
- la persona cui chiedo cosa farà nel weekend/festività mi risponde che si è già organizzata con amici del proprio/della propria partner, laddove magari questa stessa persona in precedenza si è lamentata anche con te delle delusioni in amicizia. Detto in altre parole, se sei della setta ok, altrimenti non ci puoi né devi entrare (poi magari passiamo io e Mike per quelli all'antica e ottusi solo perché non possiamo pernottare fuori o ritirarci all'alba!);
- se ci capita di essere invitat*, è SOLO per un mio hobby, per un telefilm che guardo, altrimenti non si esce al di fuori degli eventi, l'uscita è solo in funzione del telefilm che guardo. Detto in altre parole, se ti piace X bene (e all'evento ci si veste e si parla quasi esclusivamente solo di X), altrimenti chi ha voglia di approfondire dei discorsi! E cosa significa mai approfondire in un mondo veloce quanto l'uscita di una nuova serie tv?;
- specialmente io ho persone care lontane fisicamente, con cui mi sento spesso ma con cui ci incontriamo una tantum. Per carità, grande gioia già nell'attesa di abbracciarci e gioia quando ci si sente, ma non si vive dal vivo la quotidianità, manca sempre qualcosa. Forse siamo abituati male, ma a me e Mike piace coltivare rapporti con le persone da vicino;
- casi rari, si riesce a organizzare qualcosa anche con settimane di anticipo, proprio perché da entrambe le parti c'è voglia di organizzarsi e vedersi.
Considerati i suddetti aspetti, la domanda che ci siamo posti io e Mike (e cui abbiamo provato a dare risposte) è stata questa: perché con noi le persone hanno spesso "difficoltà" a uscire (mentre con altre vanno pure in capo al mondo)?
Le risposte sono state queste (e le dico senza superbia):
1) gli altri si sentono così inferiori a noi che o ci abbassiamo noi al loro livello, o ci arrangiamo. Che poi fossi una che va vantandosi in giro dei propri titoli o che parla solo di scuola e di sé o con linguaggio aulico, o che non si sa divertire, voglio pure capire, ma so che così non è, quindi la mia coscienza e quella di Mike sono assolutamente pulite (e ci sarebbe da aprire un altro post sul concetto di divertimento!);
2) stiamo sulle scatole alle persone, sempre per il suddetto senso di inferiorità (sintomo di invidia, cosa che proprio non vogliamo!). Ok, ditecelo in faccia almeno, date un no secco ché così ce ne facciamo una ragione, senza trovare ogni volta delle scuse diverse (e ne abbiamo sentite così tante da poterne scrivere manuali!);
3) sempre per invidia, vogliono sentirsi superiori e superare le proprie insicurezze facendo in modo di farsi pregare da noi (lusso che io e Mike non credo ci prendiamo nonostante potremmo permettercelo!). Vogliono fare in modo da farci sentire noi inadeguati a loro, noi manchevoli di chissà quale/-i attributo/-i per essere convalidati nel gruppo. La nostra contro risposta, dopo tanto tempo, è giustamente "'sticazzi!";
4) incompatibilità di tempi e caratteri: fino a un certo punto è così e non vi è nulla di malvagio, per il resto, però, spesso si tratta solo di non sapersi relazionare con noi, trattati come "diversi";
5) forse anche la più profonda e cruciale: è la società stessa in cui viviamo che non permette di fare conoscenze approfondite, perché è dominata ciecamente dal consumismo. Proprio come con gli oggetti, che il giorno prima si comprano e quello successivo vengono sostituiti, così la gente si comporta con le persone; inoltre la gente pensa che dall'altro lato ci siano dei manichini senza un proprio modo di vedere le cose, degli automi pronti a piegarsi a ogni capriccio del momento e non delle persone con delle esigenze proprie come quella di vivere rapporti di mutua fiducia e mutuo scambio.



Infine sorge un'altra domanda: abbiamo scartato finora chi inadatt*, ed essendo ora "meno carichi di persone", vogliamo giustamente avere la nostra ricompensa per tutto ciò che di buono abbiamo fatto per gli altri (cosa che cmq già sta avvenendo, sebbene in forma lieve, e di cui siamo già grati).
--Quando incontreremo persone che hanno vissuto i nostri stessi pensieri in amicizia e che hanno anche la nostra stessa voglia di darci dentro e abbattere i muri?--
Tu che risposta daresti ai suddetti interrogativi?
Ti sei mai sentit* coinvolt* in queste situazioni? Come le hai superate?
Raccontami la tua: magari ci sentiamo allo stesso modo e cerchiamo lo stesso tipo di persone!

E non dimenticarti di sfogliare il mio vecchio sito http://robertafivisone.wix.com/poesiediperiferia!

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