Translate

giovedì 21 aprile 2016

Welcome to the Italian precariato! *Nostalgia del Calamandrei e rabbia dei primi tempi*


Mentre aspetto l'apertura dell'INPS per chiedere di aggiustare un guaio combinato da loro in materia di garanzia sfruttamento giovani (impedendomi di ottenere €500/mensili da settembre a novembre 2015 per 40h/settimana di lavoro e NON di tirocinio), mi imbatto nella frase dell'immagine di questo post.

Sembra una vita fa che spiegavo la letteratura nel liceo di cui sono stata studentessa per due anni e da cui all'epoca (2004) scappai per vari motivi.
Sembra una vita fa che le 6 classi del suddetto liceo, Piero Calamandrei, dopo mesi di nullafacenza (non per colpa loro) si sono imbattute in me a fine primo quadrimestre e hanno dovuto imparare, ripetere, essere interrogate, fare il compito (in un'ora per giunta) in sole 2 settimane.
Non c'è giorno in cui non provi nostalgia per quell'ambiente (decisamente migliorato da come lo lasciai io da studentessa) in cui il docente, donna o uomo, giovane o vecchio, con o senza esperienza, riceve eguale rispetto.
Non c'è giorno in cui non mi chieda "ma chi c***o me l'ha fatto fare di andare al Galiani?" e rispondo:
"purtroppo questo è il mondo del precariato: ti affezioni ai tuoi ragazzi, loro a te, ma li devi lasciare poco dopo perché la titolare torna presto, perché devi andare a un'altra scuola che ti offre un contratto fino all'8 giugno, altrimenti ti depennano dalla graduatoria di quella scuola.
Da precaria non puoi crescerti una cattedra e portarla avanti fino alla fine.
Da precaria non puoi non straziarti al pensiero di dover lasciare i tuoi ragazzi educati e vivaci pur mantenendosi rispettosi, per andare in una scuola dove l'insegnante giovane e disponibile viene bistrattata perché è donna, perché è più facile bullizzare che prendere esempio da chi il cuore così se l'è fatto per arrivare a insegnare a soli 26-27 anni.
Da precaria non può non scenderti una lacrima quando ripensi ai tuoi ragazzi lasciati lì che ancora ti pensano e hanno nostalgia di te, delle tue lezioni, del sentirti parlare in inglese sui movimenti umani trasformati in parole, versi ed eventi storici.
Da precaria non puoi non stare in pensiero perché per mesi non arriva lo stipendio che compensa la fatica di stare in classe e sentirti dire di andare a quel paese, venire ivi bullizzata perché ops, invece di sprecare la tua esistenza in cellulari usati male, ricostruzioni che manco le grotte di Nerja ha stalattiti e stalagmiti così appuntite, hai rincorso un sogno, quello di insegnare non solo l'inglese, ma anche come con caparbietà si riesce a raggiungere un obiettivo.
Da precaria, dopo aver superato il TFA, sei costretta a fare un concorso che perde acqua da tutte le parti, eppure dal vertice continuano ad affermarne la validità anche di fronte a palesi illegalità.
Da precaria il fegato si autorigenera per forza!"
Quest'occhio interiore che oscilla fra passato e presente deve asciugare le lacrime, mostrandosi caparbio come al solito per evitare di cadere nella depressione del "non ce la farò mai a farmi rispettare da quella classe", "non sono una brava insegnante" e altre frasi che proprio quella classe, che ti rispetta come si rispetta un verme, vorrebbe che tu dicessi a te stessa, perché è più comodo per loro abbassarti tu al loro livello di insicurezza che elevarti ancora di più, al di là del male che ti fanno.
Ma questo stesso occhio interiore sa anche notare le bellezze, il rispetto che ricevo dalle restanti classi, seppur con la vivacità da primo anno, gli ormoni a pazzi da secondo anno e la stanchezza da ultimo anno.
Perciò attingo ogni giorno alla fonte della mia forza: la mia capatosta,  la forza dall'alto e quella dei miei ragazzi sia del liceo sia del Galiani, la forza di chi mi supporta e sopporta da più o meno tempo!
Fino alla vittoria, sempre!

Nessun commento: