martedì 10 maggio 2016

Lettera a Giovanna

"Cara Giovanna,
Come stai? Sai, oggi è un altro giorno di scuola, solo che ora sono dall'altra parte. Sì, sono al primo anno di insegnamento, eppure a volte mi sento ancora studentessa, la stessa, che dopo anni d'amore per la lingua inglese, ha tradito la stessa per un'altra magnifica lingua germanica: quella che mi hai insegnato tu. Non solo, ho un alunno in seconda il cui entusiasmo mi ricorda lo stesso con cui seguivo le tue lezioni, lo stesso che un giorno tentasti di smorzare e per questo ti mandai a quel paese quel giorno. Spero non l'abbia fatto pure questo mio alunno nei miei confronti, anche perché abbiamo fatto una bella chiacchierata sia in classe sia durante una passeggiata verso la stazione chiarendo la mia posizione a tal riguardo. Ho anche tanti altri ragazzi e ragazze, alcuni dei quali mi hanno reso l'insegnamento un bel po' difficile, molti altri, invece, con cui mi diverto un mondo e l'ora vola, altri ancora vogliono andar via, che sia in vacanza o via dalla scuola. Anch'io ero stremata alla fine del quinto anno, ma mai anno fu più difficile del quarto. Lo sai troppo bene: ero reduce da un intervento, da delusioni amorose e da rapporti a casa e con le mie compagne di classe non propriamente amichevoli. Tu ed Esther mi chiamavate a casa perché 15 giorni di convalescenza erano troppi per voi, e assentarmi per così tanto tempo mi avrebbe rallentata nel recupero delle materie (perché solo in casi rari io sono stata aiutata, per il resto ho fatto il lavoro per un'intera ciurma!). Quindi ogni giorno prendevo i treni mattutini e, portandomi il cuscino con me, tornai a scuola così come venni allo scambio culturale in Germania. Ricordo come fosse ieri la caduta dopo 1 giro e 3/4 pattinando sul ghiaccio da sola per la prima volta, e quando fui successivamente rioperata a freddo, mentre il chirurgo mi diceva di pensare al mare, al mare in tempesta, gridai 'STURM UND DRANG!' e gli spiegai cosa fosse.
Saresti stata orgogliosa di sentirmi parlare in tedesco di Metropolis di Fritz Lang e dell'alienazione psicologica alla prova orale degli esami di maturità; durante il colloquio per il corso di formazione per lavorare sulla Costa; sopra al Duomo di Milano quando, chiedendo a una signora di fotografare me e il mio ragazzo, intavolai una conversazione sul più e sul meno.
Ricordo come se fosse ieri quando, uscita dalla Cappella Pappacoda dopo la discussione della tesi triennale, sussurrai il tuo nome. E quando vidi la placchetta fuori la biblioteca della scuola, tutta dedicata a te, versai più lacrime di quelle versate al tuo funerale, anche perché la prof d'arte ci spronò a essere felici di averti conosciuta e a non rattristarci. Ma come potevo non chiedere a Dio perché avesse preso te, così giovane, con una figlia 16enne e una vitalità eccelsa, e non qualche altra persona che non fossi tu. Come potevo rimanere impassibile di fronte a questa ingiustizia così rapida quale fu l'aneurisma cerebrale appena dopo lo scambio culturale. E ora 10 anni sono passati da quel funerale, sono andata avanti, con le mie passioni e la mia testardaggine. Nonostante insegno inglese, spesso mi scappa una parola, un sintagma, una frase in tedesco, anche perché i miei ragazzi scrivono 'und' al posto di 'and', 'Scottisch' anziché 'Scottish'.
E ricordi la poesia 'Liebe'? Beh, sia prima sia dopo ne ho scritte tante altre, e compresa la più recente modifica di 'Dio, ma quanto è ingiusto il mondo?', sono arrivata a una settantina di poesie più o meno notate, più o meno comprese, più o meno apprezzate.
Vedi, scrivo tutto questo e avrei ancora tanto da scrivere: tanto per fare un esempio, se avessi seguito il corso TFA di tedesco, o comunque ogni volta che ve ne fosse occasione, sarei CORSA da te, per raccontarti progressi, dubbi, esitazioni, obiettivi e trionfi, per raccontarti delle prof universitarie e in particolar modo dei miei relatori Prof. Pannain e soprattutto Alberto Manco! Sarei venuta a trovarti per raccontarti di Michele, della nostra storia d'amore e di tanto altro.
In questi 10 anni non sono mai venuta a trovarti al cimitero, ma così come nel caso di papà e della nonna, non ho mai smesso di pensarti. Sei (stata) uno dei migliori esempi di vitalità, passione per l'insegnamento, per gli alunni, per il mondo tedesco così bistrattato. Insomma, ti ringrazio e spero di poter un giorno incontrare tua figlia Agnese per ricordarci di te in un misto di dolore per la perdita e di gioia di averti conosciuta.
Ti voglio bene.
La tua alunna esuberante, oggi insegnante grazie anche alla forza della vita che emanavi. Perché 'sei viva, viva, così come sei...sempre viva come puoi!'"

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