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venerdì 1 luglio 2016

Le relazioni interpersonali: covo vs. gruppo

Questo post affronta un tema per me alquanto delicato: le relazioni online e offline fra il proprio sé e:
  1. un covo;
  2. un gruppo.
Prima di esporne le caratteristiche, ci tengo a precisare che queste scaturiscono da diverse esperienze personali passate e recenti, quindi lungi da me l'idea di dichiarare verità da riconoscere a livello universale.
Inoltre, è importante chiarire che in questo preciso istante non sono né arrabbiata né felicissima: è solo una descrizione e ho una lunghissima traduzione che mi aspetta!

Ora, passiamo all'argomento partendo dalla "notizia brutta".
Il covo mira verso il basso.


Lo riconosci subito. Vi sono:

  • una mandria di tanti, troppi personaggi;
  • tanti galli a cantare che non si fa mai giorno: spesso, infatti, non si realizza mai nulla di davvero concreto o che esuli dalle attività (spesso ripetitive e quindi monotone) del covo;
  • favoritismi grazie ad auto-incensamenti e incensamenti intra-covo, oltre ad apprezzamenti con secondi fini;
  • il parlarsi e il deridere alle spalle persone assenti, per poi continuare con l'incensamento in loro presenza;
  • l'individualismo sfrenato e il compensare le proprie inettitudini e/o sconfitte nella vita reale con ruoli "di prestigio";
  • lo spionaggio: ogni tua azione deve passare sotto un controllo serrato e guai a mancare a un appuntamento, infatti le 394 volte in cui sei stat* presente sacrificando il tuo tempo per altro, spariscono come per magia;
  • il farti sentire inferiore e il cacciarti/fare in modo che tu te ne vada se fai notare qualcosa di storto da migliorare (o in casi più gravi, da eliminare, sempre per il bene di quello che pensi sia un gruppo).

Nel covo nascono i seguenti sentimenti in chi vi entra e poi esce:

  1. iniziale diffidenza, soprattutto in seguito a diverse batoste (è troppo bello per essere vero, sembra che si vogliano tutt* bene);
  2. diffidenza momentaneamente messa da parte, per vedere fino a che punto il covo si spinge;
  3. (se sei come me, che vuole fidarsi nonostante tutto) apertura e voglia di dare te stess* nell'iniziativa;
  4. senso di appartenenza (apparente): solo apparentemente vieni accettat* nel covo, ma in realtà vieni solo usat*. Non mancano casi in cui ti venga chiesto qualcosa di soldi che non sai manco che fine faranno realmente;
  5. senso di inadeguatezza: sembra che tu non faccia mai abbastanza per il covo;
  6. diffidenza che riemerge perché trova riscontri nei fatti (Cassandra rules!);
  7. rabbia (Ah, se mi fossi fidat* di più del mio sesto senso!);
  8. amarezza (Ah, se avessi speso il mio tempo per altro!);
  9. ricevere il cosiddetto "gioco di specchi", ossia ti vengono affibbiati degli epiteti sulla tua personalità che in realtà appartengono a chi muove queste infamanti accuse, spesso davanti agli altri perché altrimenti da sola la persona non avrebbe il coraggio di dire nemmeno A;
  10. sollievo dopo poco o molto tempo, specialmente quando vieni a sapere che le varie ipocrisie vengono a galla e che il covo si è scisso una volta lasciatolo o una volta che ne sei stat* cacciat*, rompendosi così quell'apparente equilibrio motivo di vanto e in cui tu non saresti MAI entrat*.


Per fortuna c'è anche il gruppo, che mira verso l'alto.

Le caratteristiche principali sono:

  • presenza di un numero contenuto di persone;
  • attività che si concretizzano;
  • sinceri apprezzamenti disinteressati;
  • il dire le cose in faccia, anche in caso di critica (in genere costruttiva, mai distruttiva);
  • la collaborazione: si cresce INSIEME, mettendo ognun* di noi le nostre qualità migliori;
  • la libertà: conta la qualità della presenza, non la quantità;
  • il cercare in vari modi di farti sentire importante e utile nel gruppo, anche andando contro i tuoi pensieri di disistima.

Nel gruppo scaturiscono i seguenti sentimenti in chi vi entra e permane:

  1. iniziale diffidenza, soprattutto se si sono avute delle batoste (è troppo bello per essere vero, sembra che si vogliano tutt* bene);
  2. diffidenza che viene messa pian piano da parte, per vedere fino a che punto i propri pensieri masochisti hanno un reale riscontro nella realtà;
  3. apertura e voglia di dare te stess* nell'iniziativa;
  4. senso di appartenenza (reale): nonostante i tuoi suddetti pensieri masochisti, vieni realmente accettat* nel gruppo per come sei, e la tua motivazione cresce perché sai di riuscire a fare qualcosa di buono per te stess* (nel fidarti del gruppo) e per gli altri (nel metterti a disposizione);
  5. diffidenza che NON trova riscontri nei fatti, nonostante provi a riemergere in diverse occasioni come MERO RIFLESSO di esperienze negative passate (Cassandra loses!);
  6. appagamento (Ah, finalmente non è tutto vano ciò che cerco di fare nel mio piccolo!).

Alla luce di quanto appena scritto, per quanto anche nei gruppi possano nascere delle discordie, sono contenta di fare (ancora) parte di gruppi e di aver abbandonato diversi covi.

E tu, cosa ne pensi? Hai mai sperimentato uno dei due casi o entrambi? Racconta la tua!

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