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mercoledì 24 agosto 2016

Opinione personale sui limiti del self-publishing

Riporto qui un mio pensiero scritto su un gruppo di cui facevo parte fino a qualche mese fa. È un'opinione chiaramente parziale della mia esperienza di scrittrice emergente, e ho evidenziato soprattutto quelli che per me sono i limiti della pubblicazione in self. Che poi vi siano anche aspetti positivi nella mia esperienza artistica, è fuori discussione, ma dato che nel post che ho commentato si esponevano perplessità sul self, ho voluto dare conferma delle perplessità. Anyway, ecco l'opinione.

"Io credo che il fattore tempo sia cruciale. Se hai tempo a sufficienza per promuovere on-/offline, fare presentazioni, etc., e se scegli un genere letterario in voga e hai ottordicimila amici, allora le cose vanno bene nel 99% dei casi. Ma prendi una persona come me che insegna (e si dovrebbe sapere che lavoriamo più delle canoniche 18 ore/settimana), che finora ha pubblicato poesie + due storie brevi (di cui una nell'antologia del suddetto gruppo) e che di amicizie e reti non ne ha molte: la sfiga insomma. Oddio, non ho pubblicato per far soldi né sono una commerciante nata né ho quel carisma che coinvolga le suddette ottordicimila amicizie (aka "capacità di stronziare la gente"), ma io scrivo in primis per me stessa, per avere uno spazio nel mondo, il famoso cm di cui si parla in "V per Vendetta". Se poi il senso delle mie parole è letto, compreso e apprezzato, a me può solo far piacere perché nelle mie opere ci metto l'anima, le mie conoscenze enciclopediche, le mie passioni e tanto altro che possa riguardare tutti, non solo l'autrice di periferia quale sono. Chi invece vuole solo approfittare di un mio spazio per farsi pubblicità senza l'accortezza spontanea (e non pretesa, bensì auspicata) di collaborare a sua volta, beh, che facciano come pare loro, tanto quello che per me sarà un capolavoro ancora devo finire di scriverlo e modificarlo, etc."

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