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mercoledì 24 agosto 2016

Recensione a "Fogli DiVersi" e "Lungo gli argini" di Giovanni Capotorto

Quando si è sulla rete, puoi avere molti tipi d'incontri e scambi.
Se succede fra scrittori, è un piacere; se succede fra scrittori che hanno una Weltanschauung simile e che usano parole molto simili, è un lusso.


La valutazione sui tecnicismi, sulla metrica e sullo stile la lascio a chi, giustamente, dà più importanza alla forma che al contenuto: questa mia recensione si baserà prevalentemente sui messaggi che Giovanni Capotorto ha voluto trasmettere, sulle tematiche affrontate da lui nei suoi due libri, Fogli DiVersi  e Lungo gli argini, entrambi pubblicati su Youcanprint.

Già dal titolo Fogli DiVersi si può intuire che il libro illustra versi che inviano messaggi diversi da quelli promossi dai media. Tanto per citarne qualcuno, la lotta all'indifferenza, alla fretta e alle apparenze ascoltando l'altro e scavando a fondo dentro sé; il coraggio di vivere ogni attimo e la speranza di avere un mondo migliore senza aspettare Godot, bensì rimboccandosi le maniche e lottando contro le paure che ci vorrebbero e talvolta ci tengono incatenati nel nulla; infine, un ritorno a un rapporto autentico con la Natura che respira e vive oltre gli eventi maggiori e minori della storia dell'umanità.

A dimostrazione di ciò, ti invito a una lettura delle poesie che ho maggiormente apprezzato e che meglio illustrano le suddette tematiche. Di alcune riporto la versione integrale, di altre un frammento.
  • ·         Vento di primavera. Non importa se sei felice o triste, la Natura ti è vicina in entrambi i casi e a chi è triste dà la forza di darsi da fare:

Nel vento,

oggi,
c’è qualcosa di nuovo:
la gioia di vivere.
Dentro di sé,
ora,
non é più solo,
non é più disperato.
Ha trovato se stesso,
la forza di reagire,
di vivere.


  • ·         Solo. Un'alternativa al "meglio soli che male accompagnati":

Se questa è fratellanza,

è stare con la gente,
allora forse è meglio essere realmente soli,
in un deserto vero.


  • ·         Metamorfosi. Non è sempre facile uscire dai meccanismi mentali quotidiani per emergere in tutta la propria potenzialità:

Io, umile larva,

striscio per anni,
schiava del mio stesso appetito,
ma so che un giorno sarò farfalla,
libera di volare,
come padrona dell’aria,
anche se per poche ore.


  • ·         Una luce nel cielo. Bisogna darsi da fare per apprezzare la luce della vita:

É una lucciola che vive.

Col suo lanternino forse cerca qualcuno,
ma chi?
Forse te.
Seguila e vedrai.


  • ·         Ipocrisia. La poesia si commenta da sé:

Se sorridi

quando sei triste
o piangi
mentre invece sei allegro
solo perché la gente vuole che tu sia così,
allora, amico mio,
lei è con te.
Se aiuti qualcuno
o lo eviti
solo perché gli altri ti stanno guardando,
allora, amico mio,
lei è con te.
Se sei buono
solo agli occhi degli altri
e sei giusto
solo se qualcuno ti osserva,
allora, amico mio,
lei è con te.
Se sei diverso in ogni circostanza,
se sei capace di fingere,
di adattarti alle aspettative della gente,
allora, amico mio,
lei è con te.
Se, insomma,
sei te stesso
solo quando sei solo
e ti mascheri
di fronte agli altri,
lei è con te.
«Chi è?»
chiederai.
Io non so chi sia,
o perché ci sia.
So solo una cosa:
la gente la chiama ipocrisia.


  • ·         Nagasaki: 9 agosto 1945. Studiare la storia dai libri è sì utile, ma la poesia contiene il pregio della concisione e permette anche di dare voce ai vinti:

Quel giorno

un vecchio pescatore
gettava le sue reti,
come sempre.
Un bambino
librava nell’aria il suo aquilone,
fiero del suo lavoro,
e lo mostrava a sua madre
che allattava l’ultimo nato.


  • ·         Il nemico. Scontro vs. incontro con l'Altro:

A che serve lottare contro il nemico,

se il nemico è un uomo come te,
ha le tue stesse paure,
le tue stesse preoccupazioni?
Forse legge gli stessi libri,
ascolta la stessa musica,
ride e piange,
come te.
Perché ucciderlo,
perché costringerlo a ucciderti.
Non sarebbe più bello,
più logico,
più umano,
abbracciarsi come fratelli.


  • ·         Solitudine. Quante volte ci si è sentiti come in questi versi?

La gente ti accetta, 

ti apprezza, 
ma tu non sei, 
non sarai mai come loro. 
Tu sei diverso. 
[…]

Bisogna vincere il proprio orgoglio, 

la propria superbia, 
la propria umiltà. 
Non serve fingere, 
cercare di apparire diversi, 
perché prima o poi la maschera cade. 
Devi essere te stesso, 
sempre. 
Sarai anche diverso, 
ma che importa?

[…]
L’amore è un gioco, 

a volte piacevole, 
a volte amaro, 
ma bisogna essere in due per giocare, 
altrimenti la partita è già persa. 


E quanti avrebbero voluto o vorrebbero sentirsi incoraggiati da parole come queste?


Ma non puoi fermarti, 

non puoi rassegnarti, 
perché non puoi restare solo. 
Devi continuare a cercare, 
novello Diogene 
e prima o poi, 
quando e dove meno te lo aspetti, 
tu scoprirai che c’è un cuore che batte, 
un cuore che palpita per te, 
perché tu non sia più solo, 
non sia più diverso.


  • ·         Voltare pagina. Lo spettacolo deve andare avanti:

Voltare pagina 

e andare avanti 
con tanta paura 
di sbagliare ancora. 
La vita é bella, 
questo è l’importante. 
Se oggi piangi: 
consolati; 
domani riderai. 
La vita é come un libro:
ci sono pagine belle 
e pagine brutte. 
Basta voltare pagina e, 
prima o poi, 
troverai anche tu
la tua pagina buona.


  • ·         Indifferenza. Una poesia dalla tematica riallacciabile a Ipocrisia:

La chiamano paura o indifferenza,
egoismo o prudenza,
ma in realtà è solo una cosa:
paura di scoprirsi buoni,
di mostrare il cuore che batte
dietro la nostra maschera di pietra,
l’uomo che vive dietro il velo della nostra indifferenza.

  • ·         L'uomo nuovo. Questa poesia mi ricorda la mia Ciò che la corona non svela ed è una critica all'eurocentrismo, eppure mi chiedo Perché non una DONNA NUOVA?

Uomini neri,
il vostro sacrificio non è stato vano!
Dopo il vostro sangue
che tanto si è versato
finalmente qualcuno lo ha capito.

  • ·         Fino in fondo. Scavare dentro sé per concedersi Nuove gioie, nuovi amori (come il titolo di una mia poesia):

Fino in fondo
devo andare
anche se
andare avanti mi fa male.
Fino in fondo devo andare
anche se ogni passo è un nuovo dolore.
Fino in fondo,
in fondo al cuore
per scoprire se lì dentro
c’è ancora amore.

  • ·         Nel vento. La Natura non solo consola, ma fa anche incontrare persone sole:

«Sono solo»,
gridavi nel vento.
«Sono sola»,
gridava nel vento.
«Siete soli»,
vi rispose il vento,
«due soli alla ricerca dell’unità,
due cuori verso la libertà.»

  • ·         Eco. Per la tematica dell'amore finito, questa poesia sembra essere stata scritta come prequel della mia Il muro dell'egoismo:

Seduta in silenzio,
nel buio,
piangeva una donna.
Cercava quel suono lontano,
la voce dell’uomo che amava.
Il tempo passava frattanto
e le innevava i capelli.
Lui diceva che erano belli,
ma poi era andato lontano,
anche lui aveva preso quel treno.
Lei aveva solo un rimpianto:
averlo lasciato partire,
averlo lasciato morire.
Ascoltava il silenzio
una donna,
sperando di udir quella voce.
Cercava un suono lontano,
la voce dell’uomo che amava.


Per quanto riguarda Lungo gli argini, l'altra raccolta di poesie di Giovanni Capotorto, ho apprezzato molto le spiegazioni che accompagnano le poesie: credo sia un modo per avvicinare ancora di più il lettore alle opere, nonché all'autore. È come quando gli attori descrivono le scene del film in uscita! Non escludo la possibilità di inserire contenuti inediti che accompagnano le mie poesie in un futuro libro, in cui inserirò le altre 10 poesie del tutto inedite che dal block notes di Van Gogh aspettano solo di venire digitalizzate, ma sarà fatto molto più in là, essendoci in pentola già altri progetti come il romanzo tradotto e il mio futuro romanzo.
Anche in questo caso inserirò le poesie (in toto o parzialmente) che ho maggiormente apprezzato:
  • ·         La forza di gridare. Quante volte avremmo voluto o vorremmo essere ascoltati da un mondo che, invece, ci spinge a dubitare dell'esistenza della comprensione?

«Non serve –
diceva la gente –
non serve parlare per niente.
Nessuno ti ascolta,
nessuno ti sente;
non serve gridare,
non serve a niente.

Quante volte siamo stati indotti a credere che le voci del mondo siano vere?

Ascolto in silenzio
e penso che è vero:
son solo parole,
svaniscon nel cielo.

infine, arriva il momento di fare i conti con le proprie verità:

Eppure quel grido
lo sento nel cuore
e chiedo al Signore
di aiutarmi ancora
a non trattenere
quel che sento di dire,
a non risparmiare
quel che ancora ho da dare,
ad avere ancora la forza di gridare.

  • ·         Sotto un cielo d'asfalto. Una poesia delicata sulla ricerca del proprio vero sé:

Una donna piangeva
sotto un cielo d’asfalto.
Lei sognava una casa,
un amore e un gatto.
Non aveva paura
di viaggiare da sola,
di cercare nel vento
l’eco di una parola.
Lei sentiva il suo istinto
che gridava nel cuore,
lei sentiva il suo corpo
che cercava un amore,
un amore diverso,
forse senza calore.  
(perché senza calore, mi chiedo …)
Lei amava il suo sogno,
la sua amica migliore,
ma nessuno oramai
la poteva capire,
chiusa dentro il suo guscio,
sola col suo dolore.
C’era un uomo in lei,
lo poteva sentire,
che gridava, recluso
in quel corpo di donna.
Si sentiva smarrita,
non aveva più voglia
di gridare alla vita,
magari senza vergogna.

  • ·         Sabbia. A volte consideriamo un piccolo gesto una banalità, qualcosa che passerà inevitabilmente inosservato, eppure sembra più forte l'esigenza di abbandonarsi al flusso musicale della vita, riflessa in questa poesia che mi sembra più una canzone:

Guardo tra la sabbia,
il mare più non c’è
e sento questa rabbia
che cresce dentro me.
Vedo uno strano mondo
morire attorno a me
e gente che fugge,
senza sapere perché.
Tutto sembra crollare,
sparire ogni valore
e senza esitazione
cadere ogni nazione.
Perduta è ogni speranza
anche dentro di me,
ma certo questo mondo
non cambierà da sé.
Per questo con fatica
dovremo trasformare
ogni speranza vana
in un segno d’amore.
Usciamo dal deserto,
da questa nostra gabbia
e doniamo a ogni uomo
un granello di sabbia.
Un piccolo granello,
forse senza valore,
segno del mondo nuovo
che andiamo a costruire.
E donando ciascuno
il suo triste fardello
restituiremo al mondo
quel che c’è di più bello:
la gioia, l’amore,
l’eco del suo Creatore.

  • ·         Ditemelo voi. Una critica alla guerra e un rimando alla poesia Il nemico:

Qualcuno l’ha fatto,
ma le sue parole
non sono servite
a far nascere amore.
Ditemi voi
per quale ragione
si debba ammazzare
quell’altra divisa.
Contiene un uomo
e questo lo giuro,
lui è come me,
ne sono sicuro.

  • ·         A volte. Si commenta da sé:

A volte la strada
non sembra sicura,
a volte la vita
sembra davvero dura,
a volte tu credi
che sia lungo il cammino
che ti porterà
incontro al tuo destino.
Ma stai sicuro
che lungo la strada
tu vedrai una luce
che ti guida il cammino.
Sentirai una voce
che ti è sempre vicino;
non sarai mai solo
con il tuo destino.
A volte la vita
fa strane sorprese
e quando tu credi
di essere a terra,
vedrai nel cielo
brillar la tua stella.
E ti alzi di colpo,
ti senti più forte
pronto ad affrontare
anche la mala sorte
e non hai paura
più di sbagliare
perché l’importante
è comunque provare.

  • ·         La voce della Chiesa. Idem:

È sempre più distante
la voce della Chiesa
da tutta questa gente
atea e indifferente
oppure, se cristiana,
ormai poco praticante.
È poco convincente
questa testimonianza
rivolta al dio denaro
e assai poco alla speranza.
Le voci dei profeti
ormai sono svanite,
sepolte dal frastuono
di squallide partite.
La voce della Chiesa
non può tacere ancora,
complice di chi vuole
uccidere l’amore.
È ora di svegliarsi,
è ora di gridare,
di dire al mondo intero
tutto quello che è vero,
senza avere paura
di chi è troppo potente,
di chi controlla tutto
e uccide la gente.
Dobbiamo dare forza
a chi spera nel domani,
costruire un mondo nuovo
con queste nostre mani.
La voce della Chiesa,
ancella del Signore,
non può restare sorda
ai gridi di dolore
di tutta questa gente
che soffre in ogni dove,
forse anche per colpa
del nostro poco amore.

  • ·         Ridatemi i miei sogni. Un urlo contro le esperienze che ci hanno ferite al punto tale da inibirci di fronte al presente. Una ricerca del proprio autentico sé:

Non voglio altre illusioni,
miraggi menzogneri,
voglio le mie radici,
i sentimenti veri.

  • ·         Il sogno del poeta. Diverse persone hanno riflettuto sulla funzione del poeta, nonostante oggi il genere poetico risulti fuori moda o comunque non alla moda quanto la prosa. Sono lieta di sapere che il poeta abbia ancora una certa importanza:

Il sogno del poeta
è quello di cantare
il bello della vita
e chi vogliamo amare.
Ma, a volte, stranamente,
lui echeggia tristi note
e lacrime e lamenti
solcan lievi le sue gote.
[…]
Se vuoi una vita lieta,
come sogna il poeta,
ridi dei tuoi affanni
e non farai mai danni.

  • ·         Folle. Un umoristico gioco di parole:

Folle che celermente
seguono la corrente,
folle senza pensieri,
schiave di miti eterei.
Folle tu che continui
ad andar lentamente,
pesando le tue parole,
remando controcorrente.
Folle chi crede ancora
al potere della parola
di liberar la gente
da una cultura opprimente.
Folli saremo invano,
forse, ma certamente,
noi del folle sovrano
non monterem le tende.
E contro chi ormai
sepolta ha la sua mente
la nostra folle speranza:
il volto del Dio vivente.



Dopo una recensione e illustrazione delle poesie più apprezzate, è giunto il momento di esporre un commento più personale.
Forse non è stato un caso aver letto le sue poesie proprio oggi, dopo una vacanza vissuta al 50% e dopo settimane di profonda introversione, come quella in cui mi rifugiavo alle scuole medie per timore del giudizio altrui, impedendo a me stessa di emergere al massimo delle mie potenzialità. Chi non mi conosce bene o mi conosce solo virtualmente e/o parzialmente, basandosi sulle mie numerose attività può pensare di me come a una persona incrollabile, robotica, che riesce SEMPRE a raggiungere i propri obiettivi. Voglio umilmente smentire questo pensiero: anche io ho bisogno di sentirmi dire che ce la posso fare, che valgo qualcosa, che sono utile a qualcuno (non in senso opportunistico), che devo smetterla di farmi seghe mentali, che non devo avere paura di espormi anche se di fronte a me ho persone (apparentemente) molto più sicure di sé, che mi si ama per come sono.
Ebbene, ringrazio vivamente Giovanni per le sue parole. Da oggi in poi mi impegnerò a piccoli passi a ri-uscire del tutto dal mio guscio, proprio perché il tempo fugge e mai s'arresta. E poi onestamente non ne vale la pena vivere di Dissennatori, quindi ce la metterò tutta, prima ancora che per la prova orale del concorso, a urlare a pieni polmoni Expecto Patronum!


E adesso, ti segnalo i link dell'autore:

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Per conoscerlo meglio puoi visitare:


Voglio concludere questa recensione con una poesia molto attuale, oggi più che mai. Scoop:

Nel chiosco dei giornali
titoli cubitali,
immagini mozzafiato:
quanto inchiostro sprecato!
I mercanti di parole
ti vendon tante fole
su fogli colorati
di carta patinata.
Povera verità,
tradita e travisata.
Vogliono l’esclusiva,
che tu sia morto o viva
per dire a tutti quanti
i segreti più piccanti.
Scavano nel tuo mondo,
in ogni tua giornata,
per trovare nel fondo
qualche mela bacata.
Povera libertà,
morta e sotterrata.
Tutto per loro ha un prezzo
specie se fa ribrezzo
e di ogni tuo segreto
si fa vile mercato.
Povera dignità,
offesa e calpestata.

1 commento:

Giovanni Capotorto ha detto...

Grazie Roberta. Molto bella questa doppia recensione della mia produzione poetica: mi hanno fatto piacere i tuoi commenti e l'ampio spazio dedicato ai miei testi, riuscendo comunque a non farli risultare noiosi.