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giovedì 8 dicembre 2016

"Oltre l'anima", versi e righi di Pietro Romano

Quando apprezzo un libro, modello gli angoli delle pagine ripiegandoli su se stessi: questo vale per autori e autrici sempreverdi così come per chi ha deciso di ricorrere al self-publishing.
È il caso dell'autore youcaniano Pietro Romano e del suo Oltre l'anima.




La scelta è ricaduta su questo libriccino grazie alla sua copertina, che emana un senso di tranquillità e pace: dopotutto, la lettura per me deve essere relax!
Divorato il libro in poche ore discontinue, l'espansione dell'anima di Pietro si riflette nella sua gamma di sentimenti e argomenti racchiusi in brevi o lunghi versi e righi: il fascino, la maturità, la felicità, il mutamento, il cinismo, il disincanto, l'immortalità.
Per darvi un'idea di ciò, riporto alcuni testi di questo zibaldone, come l'ha definito lui nella sua quarta di copertina (stuzzicando subito la mia curiosità, essendo un'appassionata di Leopardi).

Fascino
Forza che si sprigiona
Energia interiore
Capacità di comunicare.

Maturità
Adesso che ho 42 anni, non debbo più dimostrare niente a nessuno. Adesso sto solo con chi mi vuol bene. A chi storce il muso, tutti gli ipocriti e i violenti, sbatto la porta. Di casa mia e del mio cuore. Ho tanto scialacquato, coi sentimenti, e ora bisogna risparmiare.

Sono tante le cose che ci fanno soffrire... ma la sofferenza ci tempra la mente e lo spirito e ci restituisce alle cose semplici ed essenziali della vita.

Trovandoci in clima natalizio (almeno dal calendario: a Napoli non fa ancora quel freddo da casa Stark), Pietro ne ha enfatizzato gli aspetti più cruenti e realistici:

Il Natale
Del Natale ricordo...
I litigi dei miei genitori...
Una donna assente...
Il valzer meschino dei regali...
Alberi mai addobbati...
Amori incompresi...
La solitudine tagliente e viscida...
Le parole mai dette...
La mia vita che fugge via...

Infine, non ho potuto non sorridere mesta di fronte a questa poesia:

Mio Padre
Mio padre
cercava la pace...
cercava la pace interiore...
La cercava negli occhi della gente...
Negli sguardi volitivi degli amici...
Mio padre
cercava la pace...
cercava la pace interiore...
La cercava negli accenni festosi del suo cagnolino...
Negli sguardi
lacrimevoli e incerti dei suoi figli...
Nello sguardo compassionevole e tollerante di mia Madre...
Nei favori che faceva alle persone...
ricambiati poco...
Nella preghiera costante e quotidiana a Dio...
Adesso...
Spero... con tutto il cuore abbia trovato quella pace interiore cui ha dedicato un'intera esistenza.

Leggete self, leggete Oltre l'anima di Pietro Romano!

giovedì 1 dicembre 2016

Io scrivo perché "quando sento il peso d'essere sempre solo/mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo" (Francesco Guccini - "Cirano")













L'idea di scrivere questo post è partita più di un anno fa, quando frequentavo una "rivista letteraria" che mi deluse poco dopo per le sue incoerenze e per delle critiche poco professionali e molto elitarie, ma da cui ho man mano tratto degli spunti di miglioramento.

Una delle domande che mi fu fatta è stata la motivazione del mio scrivere. Durante la conversazione, mentre guardavo Big Hero 6 con mio fratello, ho fornito una risposta che, a pensarci bene, reputo molto restrittiva rispetto al complesso di motivazioni che da tempi immemori mi ha spinta a prendere l'oggetto fallico e a vomitare l'anima su fogli volanti, sul block notes che fa da copertina a questo post e infine anche sul cellulare.

Pertanto ne approfitto per riportare a mo' di elenco della spesa le mie motivazioni:
  • Scrivo per continuare a far vivere quella goccia che, dal vetro che osservavo, scorreva colorata, racchiudendo l'umanità intera.
  • Scrivo mentre ascolt(av)o canzoni fatte di sola musica, immaginando il pensiero originario del musicista nel comporre quelle note.
  • Scrivo per dare voce alla fobia delle cavallette che ancora mi paralizza (sì, ho scritto anche una storia che reputo alquanto creepy e che lessi in classe al primo anno di liceo, suscitando lo sguardo concitato della prof di italiano dell'epoca).
  • Scrivo per dare spazio alla carica implosiva della mia rabbia, sentimento che a oggi esprimo ancora come farebbe il Vesuvio e non come farebbe l'Etna.
  • Scrivo per combattere la solitudine: chi non l'avrebbe fatto al mio posto, abitando in un luogo privo di altri svaghi oltre a serie tv e cartoni animati? Solitudine combattuta in particolar modo da quando ho iniziato a usare l'old but gold MSN tramite mia cugina che, nel lontano Santo Stefano 2005 mi iscrisse su una chat chiamata QBR e su MSN. Un modo da parte sua per delegare a mezzi freddi, anonimi e controllati la responsabilità di ascoltare la mia voce e tutto ciò che avessi da dire di buono e di negativo, così come di ascoltare la sua di voce, visto come si è comportata successivamente e come si sta ancora comportando nei miei riguardi, rendendo nulli tutti quei progetti di viaggi ed esperienze e successi da condividere, annerendo quel filo rosso che mi legava a lei, che credevo ci legasse.
  • Scrivo per superare la timidezza: il mio ragazzo talvolta mi ringrazia ancora perché sono riuscita, scrivendoci all'epoca da amici e al giorno d'oggi come fidanzati, a fargli superare la sua timidezza, senza pensare che è grazie a lui che io sto superando e ho superato la mia di timidezza, soprattutto nel dire ciò che non va in un rapporto e nel cercare di ottenere ciò che merito di ottenere.
  • Scrivo per far permanere tracce di felicità e divertimento in una vita non facile, segnata da difficoltà famigliari e relazionali che non tutti hanno il tempo né la voglia di ascoltare ma di cui alcune persone si prendono cura aiutandomi, alla Samwise Gamgee, a portare il fardello verso il Monte Fato.
  • Scrivo per urlare al mondo tutte le ipocrisie dietro cui la società si cela, tema portante della mia poesia Il potere e tematica principale del mio futuro Hypocritaly, fra le opere in prosa in bozza e di futura pubblicazione insieme ad altre sia in prosa sia in versi, versi questi davvero concreti: il mio lato tasso che caratterizza il 99% delle mie poesie adolescenziali ha lasciato definitivamente il posto al mio lato più crudo. Dopotutto si cresce e con se stess* crescono anche le opere, che siano in prosa o in versi. Difatti il mio Poesie di periferia lo reputo anche un Bildungsgedichtband (raccolta di poesie di formazione), termine che non esiste ma che rimanda al Bildungsroman (romanzo di formazione). Sì, di tanto in tanto invento nuove parole composte, tanto da farmi pure bocciare a un esame di tedesco durante la laurea magistrale!
  • Scrivo perché la mia penna va più veloce dell'aria che attraversa l'apparato respiratorio.
  • Scrivo per accettare la solitudine, proprio come riportato nel titolo di questo post.
  • Scrivo a scopo terapeutico: prendendo le misure dei miei sentimenti di quel preciso momento posso successivamente distaccarmene per valutare se ciò che ho scritto rispecchia davvero la realtà o è quasi prettamente frutto di mie proiezioni sulla realtà.
  • Scrivo per sfilacciare il filo contorto delle mie preoccupazioni.
  • Scrivo per il piacere di scrivere: non è il motivo principale in verità, ma a me piace davvero scrivere.
  • Scrivo e pubblico in self per bisogno e per rimorso: avrei voluto superare prima la timidezza e mostrare prima a più persone, nondimeno a papà, le mie poesie e i miei racconti brevi (di cui uno edito, La donna col cappotto rosso, già pubblicato su Anti-Zibaldone 2.0, e due inediti, Lo sgabello ricostruito​ e la storia creepy sulla mia fobia delle cavallette di cui non mi pare abbia messo alcun titolo).
  • Scrivo per ricordare che in quelle precise coordinate spazio-temporali ero felice, triste, arrabbiata, delusa, amareggiata, speranzosa, rassegnata, determinata, etc.. Un'alternativa al Tardis se ci penso!

E voi, perché scrivete?
Se vi ritrovate in almeno una di queste motivazioni, cliccate "Mi piace" a questo post e condividetelo sui vostri social network!
Inoltre scrivetemi in privato alla mail robertafi.visone@gmail.com, così da raccogliere tutte le vostre testimonianze e riportarle in un nuovo post dedicato a voi!