Bilancio di metà anno a livello artistico

Rivedendo le foto de "L'ultimo ciak", uno degli spettacoli più belli in cui abbia mai recitato e presentato, mi è venuta voglia di fare un bilancio di metà anno a livello artistico.
Se penso solo alle poesie che in quasi 4 anni sono riuscita a pubblicare in self e a far conoscere a persone di diverse fasce d'età, mi posso ritenere soddisfatta. Certo, non ho conseguito premi od onorificenze, né il mio profilo, la mia pagina FB o il mio gruppo pullulano di "mi piace", eppure per me è un onore sapere che quella che una volta era la mia parte più nascosta si è avvicinata ad altre intimità simili o dissimili. Prima ancora di ciò, sono contenta di essere riuscita a superare la mia timidezza nel mostrare una parte di me che tenevo gelosamente custodita. Sono anche soddisfatta di aver pubblicato, oltre a "Poesie di periferia", il romanzo poliziesco "Gli opali indiani" e l'articolo accademico dedicato al CLIL sui quali ho lavorato per molto tempo. Infine, dopo tre anni dai primi schemi, sono ancora più entusiasta della dedizione che ci sto mettendo nell'editare il mio futuro romanzo insieme a una editor speciale: Sara Gavioli. Conosciuta tramite la meravigliosa ciurma alla quale mi sento di appartenere, lei mi sta aiutando non solo a livello di scrittura tout court, ma anche a scavare di nuovo a fondo in ciò che in realtà, nonostante la resilienza che dimostro nella vita reale, non sono ancora riuscita a superare del tutto. Il senso e la realtà di esclusione dal "gruppo", il lutto, il bullismo, le incomprensioni, il sentirmi e l'essere spesso una "esterna serva inutile", il contatto con la disabilità e altro ancora.

Oggigiorno si è in cerca di una sorta di felicità data dai tanti like, dall'approvazione esterna, dallo scrivere miriadi di storie  al giorno come se nulla fosse. Queste stesse persone, però, si chiedono se l'arte rende felici? Io sì e rispondo: "Prima della soddisfazione economica e prima dei 100000 'like' al dì cliccati da gente non sempre a conoscenza del mondo della scrittura, ci stanno la contentezza, la grinta e il coraggio di dedicarmi a questa attività artistica come meglio posso, coi miei punti di forza e con quelli con cui devo trovare una sorta di compromesso per conviverci e per migliorare la mia penna e le mie reazioni. Sì, l'arte, anzi, il dedicare il mio tempo prezioso all'arte mi rende felice anche quando chi considero 'amico/-a' ignora o trascura ciò che scrivo. Così come sono riuscita a realizzare il sogno dell'insegnamento, così un giorno arriverà il momento in cui quelle stesse persone, che prima ignoravano o prendevano sottogamba le mie iniziative, urleranno in giro e sui social 'Sono una sua amica/un suo amico!', mentre io starò a raccogliere il frutto della mia pazienza con chi mi è stato vicino anche e soprattutto quando altre persone erano più stimate di me e quando sentivo che era inutile dedicarmi alla scrittura o a iniziative letterarie."





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