giovedì 18 luglio 2019

Arruolata!

- "Che volto disteso hai oggi. Ti vedo proprio serena!"
+ "Sì, ho finito l'anno di prova e sono entrata di ruolo."
Se gli ermetici fossero ancora vivi, si complimenterebbero per la brevità di questo scambio di battute e per quella della mia presentazione durante l'incontro finale dell'anno di prova. Dopotutto, durante gli Esami di Stato ho sentito così tante volte parlare di Quasimodo e Ungaretti (per alcuni Ungheretti) che mi sono fatta influenzare persino in un momento catartico quale la discussione sull'anno di prova.
Avrei voluto parlare tanto, mostrare il video, il Padlet e gli Sway, fra cui uno sul totalitarismo in cui un mio alunno (non una cima in inglese) si è fatto riprendere con una maschera di carta di V per Vendetta mentre leggeva le risposte sul discorso di V.
Avrei voluto avere uno scambio più profondo di idee, evocare le mie guide di una vita, ringraziare la mia saggia tutor, i colleghi, la Preside con ampie parole sentite dal più profondo del cuore.
Avrei voluto esprimere la mia sensazione di fortuna e gratitudine nei confronti di un istituto che mi ha dato e che sono sicura mi darà ancora tanto da tutti i punti di vista, a partire dagli studenti.
Purtroppo/per fortuna il mio lato profondamente introverso ha avuto la meglio.
Le gambe facevano Giacomo-Giacomo, mi sono espressa in modo essenziale concentrandomi soprattutto sull'attività didattica tout court e sul mio forte entusiasmo nel ricorrere alla didattica digitale.
Ho usato la penna USB di Jon Snow (tanto per non far mancare un po' di nerditudine nei momenti più importanti della mia vita) per mostrare il video realizzato da me per la prima volta con PowToon, come a voler confermare la mia contentezza e disponibilità nell'utilizzare quante più risorse digitali possibile per far avvicinare gli studenti allo studio quanto a se stessi e alle proprie potenzialità.
A fine video ho avuto un fraintendimento. Ho pensato:
"Mi hanno applaudito, quindi è già scaduto il tempo, posso andare a posto."
La Preside, col suo intervento breve ma conciso, mi ha fatto capire di avere ancora una manciata di minuti a disposizione per parlare dell'importanza del feedback da parte degli alunni per capire quale direzione stia prendendo l'insegnamento-apprendimento. Ho quindi approfittato per parlare della lampadina che sono riuscita ad accendere nell'inserire Tolkien nell'Unità di Apprendimento e una tutor mi ha detto "Anche in me l'avresti accesa".
Ho anche affermato di aver usato Radio Gaga per far riferimento a Metropolis e un membro del Comitato di Valutazione mi ha detto: "La prossima volta usi Bohemian Rhapsody!"
Leggendo queste parole, potreste pensare: "E che volevi dire più? Era una formalità, in fondo." Questo è vero, com'è vero che il Comitato e la Preside hanno visto e controllato tutti i nostri gesti e tutte le nostre scelte professionali. Un po' come cantavano i Police, no? Every breath you take/every move you make/every bond you break/
Every step you take/I'll be watching you.
Eppure è altrettanto vero che i sacrifici fatti in questi anni insieme alla famiglia,a poche amiche vere e ai pochi sostenitori e sostenitrici hanno parlato già abbastanza, per aggiungere altro. Il non detto a volte è la scelta migliore in occasioni come queste.

sabato 13 luglio 2019

Alla ricerca dell'amor perduto: i Backstreet Boys e la lingua inglese

Se scrivo You are e voi rispondete my fire, se scrivo The one e voi rispondete desire, allora siete nel post giusto su una delle boyband più amate di sempre: i Backstreet Boys.
A metà novembre ero fuori scuola quando ricevetti la mail dell'unica data italiana del tour mondiale dei cinque artisti che sono stati fra quelli che più mi hanno fatta avvicinare alla lingua inglese insieme a Bryan Adams, le Spice Girls e i Savage Garden. Manco a farlo apposta, la data di Milano coincideva con un collegio docenti, ma la necessità di recuperare quella parte di romanticismo tenuta a tacere o espressa in modo meno mieloso, di riappropriarmi dei miei spazi e di ricomprendere uno dei tanti motivi per cui attualmente amo insegnare inglese ha avuto la meglio persino sul presenziare a un evento scolastico importante. Pertanto non solo ho fatto salti di gioia in quel momento, ma non ho atteso molto prima di acquistare i biglietti.
Quanto è stato emozionante attendere i BSB cantando le canzoni degli anni 90 (Britney Spears, Lou Vega) e i giochi di luce sono stati scelti ad arte. Per non parlare delle performance di gruppo quanto singole (anche se mi aspettavo che Kevin, per me attualmente il più manzo di tutti, cantasse da solo Show me the meaning of being lonely). È stato un piacevolissimo ritorno al passato in cui, dal TV Sorrisi e Canzoni, da Angolo Testi e dal sito dartagnan.ch, ritagliavo e scaricavo le canzoni in inglese, da tradurre o già tradotte. Un piacevolissimo ritorno al passato in cui assaporavo ogni scena dei videoclip e giocavo con le Barbie riempiendo i silenzi fra Barbie e Ken con colonne sonore e canzoni d'amore. Un piacevole passato in cui, pur essendo sola e non avendo comitive con cui uscire né amiche che mi venissero a prendere e/o accompagnassero a casa, trascorrevo le mie giornate fra lezioni e ascolto in classe, amori platonici, telefilm, cartoni animati, tanti libri e tanta musica.
Solo due nei ho potuto riscontrare del concerto:
1) perché non hanno cantato Non puoi lasciarmi così?;
2) perché, mentre cantavano Quit playin' games with my heart, non è scesa la pioggia sui loro corpi scultorei, come nel video che, almeno per quanto mi riguarda, mi ha fatto iniziare a pensare all'altro sesso in una percezione più "zozza" ma completa?

Fra i miei lettori e le mie lettrici chi è stato al concerto dei Backstreet Boys? Chi vuole raccontate la propria esperienza? Vi aspetto coi vostri racconti, alla voce "commenti"!

giovedì 7 febbraio 2019

Cercavo poesia e l'ho trovata nella lingua cinese

Come alcune persone sanno, dal 1° gennaio ho iniziato una nuova sfida: imparare una lingua che non fosse né germanica né neolatina. Così ho cercato un'app che mi permettesse gratuitamente di iniziare l'apprendimento del cinese e l'ho trovata: Hello Chinese. Giorno dopo giorno, un quarto d'ora alla volta, sto prendendo dimestichezza con parole, sillabe, suoni e soprattutto caratteri. Quest'applicazione mi permette di esercitarmi anche a livello di scrittura cinese e sono rimasta sbalordita di quanti simboli ci siano in questa lingua che trovo affascinante e per certi versi più semplice di quelle neolatine (es. no desinenze per coniugare i verbi al presente e al passato, come in svedese).
Prendiamo ad esempio la parola "bàba" ("papà") oppure "gŏu" ("cane"): nel primo caso abbiamo due sillabe uguali raffiguranti due martelli che si incrociano, sotto i quali ci sono un paio di occhiali e un sorriso. Sì, sarà pure un'immagine un po' maschilista (la madre, infatti, è rappresentata in modo diverso), ma è sempre bello tornare a casa col sorriso, soprattutto dopo una giornata di lavoro soddisfacente e che si ama. Per quanto riguarda il cane, invece, le doppie "striature" sul lato sinistro del carattere indicano un quadrupede, tant'è vero che anche nel caso del gatto si trova lo stesso motivo iniziale. O cosa dire del verbo "essere"? Sembra di scrivere "be", come "to be" in inglese. Per non parlare dei numeri e delle date: ormai le capisco soprattutto leggendo il carattere! E poi c'è l'agnello: è praticamente immolato su un palo.
Insomma, quante immagini poetiche si possono trovare in una lingua! Vi sfido a trovare altri esempi del genere su questo sito: https://www.infocina.net/caratteri/indice.html.
Se poi volete anche scaricare l'app, ripeto il nome: "Hello Chinese". È gratis per quanto riguarda lezioni, ripassi ed esercizi che coinvolgono le 4 abilità di scrittura, lettura, ascolto e parlato, ma se volete sbloccare tutti i giochi o se volete parlare coi madrelingua, bisogna cambiare il profilo da base a premium.
Buona giornata!

lunedì 31 dicembre 2018

Il mio saluto a un 2018... cangiante!


Saluto il 2018 come se mi stessi congedando da una persona dagli occhi cangianti: sono numerosi e mutevoli gli eventi che hanno caratterizzato quest'anno, influendo molto sul corpo e sulla mente.
Anche se non riesco a concludere l'anno col botto perché sia io sia Mike siamo ammalati, c'è tanto da salvare: l'emozione e il divertimento del giorno del matrimonio, con tanto di ingresso in chiesa non con la famosa marcia nuziale Treulich geführt, bensì con Vieni al Signor che il musicista, non avvisato della mia entrata puntuale e prima del prete, stava ancora provando; il viaggio di nozze a Toronto, Orlando e New York-Harlem, anche se avrei preferito non tornare con i 4,5 kg in più che non riesco ancora a eliminare nonostante gli sforzi; l'immissione in ruolo in una scuola all'avanguardia che mi dà tanti stimoli e in cui ci sono colleghi e colleghe ad hoc e diversi alunni e alunne da cui ricevo tanta gratificazione a partire dal loro sorriso quando mi vedono; il rafforzamento e la conferma delle amicizie sincere e leali da una parte, e l'allontanamento di e da quelle false, nocive, a convenienza o instabili dall'altra; le emergenti capacità culinarie e di stiratura; la libertà di poter fare acquisti utili e dilettevoli per arricchire la casa e chi vi abita; il ritorno di due persone che per me hanno contato molto in passato, cioè un'amica delle medie e mia cugina carnale; lo spettacolo Lo Schiaccianoci al San Carlo e prima ancora il concerto dei PFM all'Augusteo; il weekend di piacere in Umbria; il mio romanzo, che lentamente sta crescendo grazie alle pillole di professionalità e ironia della mia editor Sara Gavioli; i mesi di insegnamento al carcere, inseriti nel curriculum formativo come una delle 4 esperienze più importanti della mia vita, e altro ancora.
Per non parlare della guida: fra la piccola Hartwill e la macchina di mio marito, che ho battezzato col cognome del nono Dottore, sto amando il fatto di poter cantare le canzoni che preferisco e di poter raggiungere un posto senza essere dipendente dagli orari limitanti dei mezzi o da altre persone. Eppure fino a un annetto fa ero terrorizzata all'idea di mettermi alla guida, invece ogni volta è una sfida nuova: andare più veloce, sorpassare, fermarmi in tempo agli incroci o per strada, parcheggiare o svoltare senza fare danni (cosa che purtroppo ho fatto, ma chi non ne fa ai primi mesi di guida o con l'avanzare dell'esperienza?)
L'altra sfida è stata entrare nel coro della scuola: chi conosce un po' del mio passato sa che sono rimasta molto scottata dall'esperienza col coro della chiesa cui ho donato me stessa per ben 5 anni, ma la mia tutor è stata così brava a convincermi e io stessa le ho detto "sì" senza esitazione, che ho messo da parte quella crepa e mi sono concessa una seconda chance. Dopotutto, perché, per chi e per cosa precludermi la possibilità di mettere a frutto le mie capacità come voce contralto e come suonatrice di cembalo? Perché impedire a me stessa di conoscere nuove persone, fra alunni e colleghe?

L'unica cosa che proprio non salvo del 2018 è il fatto di essere entrata negli -enta da malaticcia: prima la tracheite, per cui ho dovuto prendere i giorni di malattia, non potendo così partecipare allo spettacolo col coro, poi un'allergia cutanea e infine un forte raffreddore che in questo momento mi costringe a letto. In passato ho fatto sì una cura di ormoni che mi ha portato progressivamente a gonfiarmi (insieme a un periodo di sedentarietà e di alimentazione non corretta), ma non ho mai visto e preso così tante medicine in vita mia. Proprio dopo il matrimonio dovevano manifestarsi i problemi di salute sopra menzionati? Logico, è cambiato tutto: stile di vita, ritmi, esigenze, aspetto fisico. Inoltre ci sono equilibri ancora da rafforzare e paletti da far comprendere per bene all'esterno, ma per fortuna l'amore che lega me e Michele non è di quelli che si fermano alla meravigliosa e utopistica fase di infatuazione, bensì è capace di tenerci uniti nonostante le difficoltà, gli errori di inesperienza, i tentativi di invadenza del nostro spazio vitale, l'invidia, le malelingue e le incomprensioni, le crepe del passato che talvolta riaffiorano, le nostre debolezze, la mancanza che sento di mio padre, del nostro rapporto e di tutto ciò che costituiva per me (un alleato, uno psicologo, un guru) e tanto altro.
Ora ti saluto, caro 2018.
Che il 2019 porti tanta salute e capacità di stupore positivo a me, a Mike e a tutti coloro con cui c'è un rapporto di reciproca stima e affetto.

venerdì 29 giugno 2018

Intervista a Salvatore Amato

Salve a tutti!
Eccomi alle prese con l'intervista all'autore di cui sto attualmente leggendo il romanzo. Di chi sto parlando? Scopriamolo insieme!


Biografia:

Salvatore Amato nasce a Messina il 4 gennaio 1982. Attraverso il nonno materno, famoso pittore della sua città, impara fin dall’infanzia l’amore per l’Arte e la Letteratura.
Le primissime esperienze di scrittura arrivano con l’Hip-Hop e i Sikari Verbali, un gruppo romano autoprodotto, dopodiché con il giornale della scuola. Successivamente le sue passioni musicali lo porteranno a pubblicare due album con Belive Digital, usando lo pseudonimo di Shitkillaz.
Socio Onorario di Archivio Spettacolo, con i quali ha dato vita al primo Concorso Letterario dell’Associazione: Aneddoti dal cuore.
Nel 2017 pubblica il suo primo romanzo “Fra – Fuori dal grigio”, (Chiado Editore).
Nel 2018 con contratto ricevuto grazie alla segnalazione nell’11^ Edizione del Concorso Nazionale Le Fenici pubblica la sua raccolta di racconti “Novelle Criminali, (Edizioni Montag).
Molti suoi racconti sono inseriti in diverse antologie AA.VV.


Fra - Fuori dal grigio:

Fra narra la storia d’amicizia fraterna che lega quattro ragazzi completamente diversi tra loro.
La storia si sviluppa nel corso degli anni, ponendo l’attenzione sulla loro crescita personale, la loro evoluzione e anche involuzione.
I quattro protagonisti sono allo stesso tempo i narratori della storia, ognuno con il proprio punto di vista e il proprio modo d’esprimersi. Attraverso le loro storie e pensieri, l’autore cattura retaggi storici della nostra penisola e scorci di molti difetti del “Belpaese”, portando il lettore a riflettere. Lo sfondo è una periferia grigia e dimenticata che da cornice assume a volte il ruolo di muro portante del racconto. I quattro protagonisti con i loro caratteri agli antipodi faranno di tutto per emergere e uscire fuori da quel grigio che li avvolge, ognuno alla sua maniera, ma saranno sempre pronti ad aiutarsi e a difendersi. Spesso questa voglia di un futuro migliore li porterà a intraprendere strade criminose e moralmente discutibili.
Fra all'apparenza è un racconto d’amicizia, ma andando oltre il primo strato, si scopre molto di più, perché parla di emarginazione, miseria, degrado, voglia di rivalsa, stupro ambientale, droga, fatti di cronaca e cause d’effetto, il tutto mantenendo una struttura tra il rock ’n’roll e l’underground senza peli sulla lingua. Un racconto a volte duro e d’impatto, altre ironico, impegnato, vivido e riflessivo, con un ritmo scorrevole e serrato che non necessita di altri fronzoli.

Intervista:
Eccoci qui a scambiarci un botta e risposta proprio mentre ho il tuo libro in fase di lettura!

  1. Domanda di riscaldamento: se potessi usare 3 aggettivi per descrivere la tua opera, quali sceglieresti?
Corale, crudo e vivido.

  1. Quanto tempo hai impiegato per scrivere il romanzo Fra – Fuori dal grigio?
Due anni circa, ovviamente cambiandolo, modellandolo e caratterizzando i personaggi quasi in maniera maniacale.

  1. Qual è il personaggio che ti ha messo più in difficoltà nella stesura del tuo romanzo?
È stato sicuramente Raul! Volevo che esteticamente si proiettasse come la fantasia di ogni donna, ma allo stesso tempo volevo che mentalmente e moralmente riuscisse a ottenere tutto il disprezzo delle lettrici. Spero di esserci riuscito, le opinioni di alcune blogger supportano Farina e Zaza, ma penso che nessuna possa ammirare Raul. Roberta anche tu l’hai letto, pensi che ci sia riuscito?

A renderlo odioso? Hai chiesto alla persona meno amante dei macho men. Mi ricorda uno dei personaggi inseriti in maniera caricaturale nel mio futuro romanzo, nonché Gaston de La Bella e la Bestia, che non ho mai digerito. Quindi sì, ci sei riuscito alla grande a renderlo odioso, anche per il fatto che fra lui e Killer non ho eletto il vincitore della gara di parolacce, perché non sono riuscita a portare il conto nel leggere "cazzo" e "minchia" un rigo sì e l'altro pure!
Fra i quattro protagonisti per me Farina è il migliore: a parte l'ansia continua a livello di puntualità, in cui mi rivedo a pieno, ma mi sembra quello un po' più equilibrato e con la testa sulle spalle, sebbene faccia anche lui delle scelte un po' discutibili. Zaza, invece, all'inizio mi stava MOLTO sulle scatole, però nelle scene in cui... niente, non voglio spoilerare! Volevo dire, man mano l'ho un po' rivalutato. Su Killer non mi esprimo più di tanto, perché è quello con cui ho meno empatia in assoluto, ma un altro personaggio davvero odioso è proprio suo padre, che è quasi la copia spiccicata di un cattivo del mio sempre futuro romanzo.

  1. Qual è stato il primo riscontro nella pubblicazione di Fra – Fuori dal grigio? Voglio dire, cosa ne hanno pensato le persone a te care?
Le persone care sono sempre di parte! Per mia madre dopo Fra, meritavo il Nobel alla Letteratura, perciò all'inizio ho preso con le pinze tutti i complimenti, in seguito sono arrivate le recensioni e sono state molto gratificanti. Anche la presentazione di Fra a Centocelle (Roma) è stata una sorpresa gradita, vedere tutti quegli amici, conoscenti e non, venuti lì per ascoltare e acquistare il mio libro… Non ero preparato per le dediche ed è stato buffo, ma il calore dimostratomi è stato fantastico. Queste cose hanno ripagato tutto il mio lavoro, perciò sono più che soddisfatto del riscontro ottenuto finora.

  1. Da quali documenti ed esperienze hai attinto per poter parlare di rave e droghe in modo sciolto?
Esperienze dirette e indirette di un’adolescenza vivace. Da ragazzino andavo a queste feste, anche perché i ragazzi più grandi mi davano la possibilità di suonare, in quel periodo della mia vita penso che abbia messo radici il mio amore per la musica, facendo nascere successivamente gli album con lo pseudonimo di Shitkillaz. Anzi ne approfitto per fare un regalo, spero gradito, a te e a tutti quelli che stanno leggendo questa intervista, mettendo il link dove scaricare i miei pezzi, o interi album gratuitamente (sito più che sicuro)   https://www.jamendo.com/artist/422419/shitkillaz .
Questa passione, tra l’altro, ho cercato di trasmetterla attraverso Zaza, la sua ossessione per la musica e l’Aerosol Art, che ritengo una più che valida manifestazione d’arte.

Concordo: è una signora arte e in realtà non sapevo si chiamasse così. Mi sono sempre riferita a quest'attività artistica col termine "street art" e i prodotti li ho sempre definiti "murales".

  1. Secondo te qual è l’arma vincente per uno scrittore o una scrittrice emergente?
Scrivere e leggere tanto, cercando sempre di migliorarsi.

  1. Che progetti hai a livello artistico?
È uscito da pochissimo il mio secondo libro “Novelle criminali”, edito da Edizioni Montag, con contratto ottenuto grazie alla segnalazione della giuria al concorso Le Fenici. Mi piacerebbe organizzare altri concorsi con Archivio Spettacolo, ma una cosa alla volta, intanto dobbiamo selezionare e valutare i racconti per la prima edizione di Aneddoti dal cuore… Vedremo! Poi, i progetti sono tantissimi, forse qualcuno di questi si realizzerà, per ora quello maggiore è di continuare a vivere così bene la scrittura, almeno finché sarà così salutare. Forse, Roberta, chi come me necessita di scrivere, combatte in qualche modo i propri mostri, forse per ognuno di noi è un universo a parte.

Bene, l'intervista si conclude qui.

Grazie per l’intervista e per il tempo dedicatomi, ti faccio i migliori auguri per il tuo matrimonio, per Poesie di periferia, quello che scriverai e il progetto UPA, di cui anche se poco attivamente, sono felice di fare parte.

Grazie mille per le tue risposte dettagliate e piene di spirito d'iniziativa e di umiltà. Ringrazio di vero cuore anche i lettori e le lettrici che seguono il mio blog e che sono arrivate fin qui con la lettura.


N.B.: 
Come avete letto qui e nel post precedente http://poesiediperiferia.blogspot.com/2018/06/un-addio-al-nubilato-misura-della-sposa.html, fra poco mi sposo, quindi per tutto il mese di luglio non ci saranno pubblicazioni su questo blog. Tuttavia, vi sono i post sugli autori e sulle autrici di lingua tedesca che vi aspettano su UPA - Un Pianeta Artistico. A proposito di questo gruppo FB, come candidati alla prossima edizione di #autoriinvideo al momento ho proprio Salvatore e Maria Rosaria (di cui potete leggere l'intervista qui: Intervista a Maria Rosaria Ricci e la recensione di Abilmente - Il coraggio di non arrendersi qui: 5 libri suggeriti da Roberta F.I. Visone).
Se si raggiungerà il numero minimo di 5 autori, allora il progetto potrà essere riavviato, altrimenti in ogni caso i due cari autori avranno il privilegio di presentare il proprio testo sul mio gruppo e un'altra sorpresina.
Per oggi è tutto.
Vi saluto augurandovi buoni esami orali della maturità, buone vacanze, buon tutto! :*

lunedì 25 giugno 2018

Un addio al nubilato a misura della sposa. Grazie!

Mi spiace aver interrotto il gioco dei libri della mia vita e non essere presente sui social in generale e sul gruppo UPA - Un Pianeta Artistico in particolare, ma questi ultimi giorni prematrimoniali sono pieni di corse e vicende meravigliose, fra matrimonio di Ilenia e Angelo e due addii al nubilato, cioè quello suo alla SPA e il mio di ieri, al quale mancavano poche persone importanti che, però, ci saranno al matrimonio mio e di Mike.
E pensare che la mia idea iniziale era passare qualche ora alla SPA con la mia migliore amica a Roma per vivere questo "rito di passaggio", ma purtroppo mi è impossibile spostarmi di questi tempi, ho comunque una sorpresa in serbo per lei e sono rimasta davvero soddisfatta dell'addio al nubilato organizzato da mia sorella e dalle mie amiche Ilenia (venuta da Grottaminarda il giorno dopo il suo matrimonio), Laura (venuta in Circumvesuviana all'andata), Lalla, Laura prof, Raffa, Mary e Rosy (venute da diverse zone di Napoli).
Siamo state al locale al quale spesso io, Mike, Ile e Angelo (più Giusi e Nello) siamo andati dopo il corso prematrimoniale e, a parte il cameriere non totalmente accogliente, è andata alla grande soprattutto grazie al tocco creativo di Mary (bigliettini, torta, test) e all'allegra compagnia. Divertente nella semplicità e nella sobrietà, il mio addio al nubilato ha sposato a pieno le mie aspettative e il mio modo di essere: mi sono sentita a mio agio senza strafare, anche perché dovevo accompagnare la futura sposa Laura con la macchina di mamma, non mi sono mai ubriacata (né avrei iniziato ieri XD) e non sono abituata a stare sotto i riflettori, soprattutto per cose buone.
Eventi come questo sono importanti per me, perché fanno crescere sempre di più la consapevolezza di meritarmi tanto affetto, stima e tempo da parte delle persone cui dedico altrettanto tempo, stima e affetto e che sanno di poter contare sul mio appoggio per ridere, per condividere l'ansia e le aspettative verso un progetto o per star male per una disgrazia.
Qualche giorno fa Mike mi ha detto che col matrimonio si mette il punto a tante situazioni. Ebbene sì, mi prometto di farlo, anche perché la vita matrimoniale ci porterà, oltre alle libertà tanto agognate, delle grosse responsabilità. Dovremo riorganizzare i nostri tempi e di certo non potremo né dovremo né vorremo perderlo con chi ci dà le briciole o il cosiddetto tuosseco, ma, anzi, potremo, dovremo e vorremo dedicare le nostre giornate a chi ci sta accanto in carcere, in malattia e nella gioia.
Ma bando alle ciance. Ecco il link da cui poter vedere alcune foto di ieri: https://www.instagram.com/p/BkcHmuQFAir/.

martedì 5 giugno 2018

Bilancio di metà anno a livello artistico

Rivedendo le foto de "L'ultimo ciak", uno degli spettacoli più belli in cui abbia mai recitato e presentato, mi è venuta voglia di fare un bilancio di metà anno a livello artistico.
Se penso solo alle poesie che in quasi 4 anni sono riuscita a pubblicare in self e a far conoscere a persone di diverse fasce d'età, mi posso ritenere soddisfatta. Certo, non ho conseguito premi od onorificenze, né il mio profilo, la mia pagina FB o il mio gruppo pullulano di "mi piace", eppure per me è un onore sapere che quella che una volta era la mia parte più nascosta si è avvicinata ad altre intimità simili o dissimili. Prima ancora di ciò, sono contenta di essere riuscita a superare la mia timidezza nel mostrare una parte di me che tenevo gelosamente custodita. Sono anche soddisfatta di aver pubblicato, oltre a "Poesie di periferia", il romanzo poliziesco "Gli opali indiani" e l'articolo accademico dedicato al CLIL sui quali ho lavorato per molto tempo. Infine, dopo tre anni dai primi schemi, sono ancora più entusiasta della dedizione che ci sto mettendo nell'editare il mio futuro romanzo insieme a una editor speciale: Sara Gavioli. Conosciuta tramite la meravigliosa ciurma alla quale mi sento di appartenere, lei mi sta aiutando non solo a livello di scrittura tout court, ma anche a scavare di nuovo a fondo in ciò che in realtà, nonostante la resilienza che dimostro nella vita reale, non sono ancora riuscita a superare del tutto. Il senso e la realtà di esclusione dal "gruppo", il lutto, il bullismo, le incomprensioni, il sentirmi e l'essere spesso una "esterna serva inutile", il contatto con la disabilità e altro ancora.

Oggigiorno si è in cerca di una sorta di felicità data dai tanti like, dall'approvazione esterna, dallo scrivere miriadi di storie  al giorno come se nulla fosse. Queste stesse persone, però, si chiedono se l'arte rende felici? Io sì e rispondo: "Prima della soddisfazione economica e prima dei 100000 'like' al dì cliccati da gente non sempre a conoscenza del mondo della scrittura, ci stanno la contentezza, la grinta e il coraggio di dedicarmi a questa attività artistica come meglio posso, coi miei punti di forza e con quelli con cui devo trovare una sorta di compromesso per conviverci e per migliorare la mia penna e le mie reazioni. Sì, l'arte, anzi, il dedicare il mio tempo prezioso all'arte mi rende felice anche quando chi considero 'amico/-a' ignora o trascura ciò che scrivo. Così come sono riuscita a realizzare il sogno dell'insegnamento, così un giorno arriverà il momento in cui quelle stesse persone, che prima ignoravano o prendevano sottogamba le mie iniziative, urleranno in giro e sui social 'Sono una sua amica/un suo amico!', mentre io starò a raccogliere il frutto della mia pazienza con chi mi è stato vicino anche e soprattutto quando altre persone erano più stimate di me e quando sentivo che era inutile dedicarmi alla scrittura o a iniziative letterarie."





Arruolata!

- "Che volto disteso hai oggi. Ti vedo proprio serena!" + "Sì, ho finito l'anno di prova e sono entrata di ruolo."...